giovedì, 15 ottobre 2009
Giovedì 15 ottobre 2009, h 16.34
(volontariamente non spiegherò i protagonisti, le vicende di cui andrò discorrendo, certo che i più attenti comprenderanno tutto!)
Tutti a stracciarsi le vesti, a inplorare pietà per quel grave errore, come se, nel profondo del nostro animo,non tutti hanno condiviso le sue parole.
E' stato messo in croce, proprio come quel tale circa duemila anni fa, per aver detto le cose che pensava.
Adesso si scusa, lascia gli incarichi e versa fiumi di lacrime per espiare l'errore/orrore che ha generato. Mah!Tutti, almeno una volta nella vita, l'abbiamo desiderato ardentemente, peccato che non si possa dire, non se ne possa parlare, pena l'accusa di terrorismo verbale.
Io, onestamente, l'ho sognato, lo sogno e lo sognerò fino a quando mi rimarranno tre o quttro neuroni attivi in questa capoccia malconcia.
Spero che, oltre a me e a qualche altro coglione, ci siano volenterosi che nel loro intimo desiderano la stessa cosa....tanto i pensieri, soprattutto se non pronunciati, non sono processabili.
SpacciaPensieri in CripticCode!
giovedì, 08 ottobre 2009
GIOVEDI' 8 OTTOBRE 2009, H 2.00
"Il signore è stato sbeffeggiato, in quattro e quattr'otto gli monto un casotto."
Qualcosa di simile deve aver pensato Sua Riverenza, padre Bruno quando alle 18.14 l'Ansa ha dato notizia della bocciatura del Lodo Alfano.
E tutti noi sappiamo quanto sia solerte e puntiglioso il buon Vespa nel servire il padrone, sempre pronto e prono insomma.
Di genuflessi come lui in giro ce ne sono tanti, ma l'anchorman della rete ammiraglia è ineguagliabile, un vero campione nella superba arte della distrazione di massa.
Con lui Re Silvio può star tranquillo, anche oggi con la sentenza della Corte Costituzionale a suo sfavore.
Assistere allo spettacolo di Bruno prepara alle esperienze peggiori che un uomo possa vivere nel corso della sua esistenza: peste, carestìe, truculenti omicidi, insomma, cosine di poco conto al confronto col baraccone di rai1.
E questa sera il "giornalista" non è stato da meno, proponendo un Alfano che, merito suo, aveva studiato il copione a menadito, convinto d'essere sul palco della sua vecchia scuola a interpretare il pastorello nel recital di Natale, e un Castelli schizzoide, diviso tra la voglia di sbellicarsi dalle risate e quella di inveire contro gli agnellini dell'opposizione.
Di fronte sedevano, a tratti intimoriti, Pierferdy Casini e la Bindi nazionale (per la serie: dobbiamo per forza morire democristiani, cazzo????) che, di tanto in tanto accennavano disappunto dinnanzi all'esibizione dei due mostri del PdL.
Piatto forte della serata la chiamata in pseudo-diretta di Silvio-menefregodellaconsulta-Berlusconi, che ci ha regalato l'ennesima perla di saggezza, un nuovo "impropero istituzionale".
Finito il programma ho finalmente realizzato che, dove non arriva l'azione parlamentare dell'opposizione, arriverà un domani il Buon Dio!!!!!!!
Pietro Di Bari, SpacciaPensieri
mercoledì, 07 ottobre 2009
MERCOLEDI' 07 OTTBRE 2009, H 20.36
Il re è nudo.
A volte, pare strano, ma succede anche questo in Italia.
Abituati come siamo in questo paese a sopportare e a supportare il servilismo, quelle poche volte che accade ci ritroviamo spiazzati.
Oggi è successo, e questo momento così eccitante lo voglio dedicare a mia madre e a mio padre che, sin dall'infanzia, mi hanno insegnato a gridare forte, a strepitare per le ingiustizie.
Adesso che anche il presidente del consiglio dovrà essere sottoposto al giudizio della legge, riesco ad "urlare" la mia italianità senza il terrore dello scherno.
Pietro Di Bari,SpacciaPensieri
domenica, 04 ottobre 2009
DOMENICA 3 OTTOBRE 2009, H 2.47
Barricato nella mia striminzita cameretta ascolto Einaudi.
La parca mobilia e la luce a incandescenza fanno da contorno.
Seduto davanti al computer guardo lo schermo cercando l'ispirazione, che puntualmente non arriva.
Reinaldo Arenas, scrittore ed esule cubano, sosteneva che tutti gli scrittori impazziscano di fronte ad un foglio bianco: bene, consapevole di non essere uno scrittore, impazzisco lo stesso davanti ad una pagina intonsa.
Sarà il sangue salentino che mi scorre nelle vene, il mio portato barocco con tutto l' "horror vacui" che sin dall'infanzia ho respirato, ma l'idea di lasciare anche un piccolo spazio della pagina inviolato mi tormenta.
La stessa cosa accade quando "prendo possesso" di una parete: mi riprometto sempre di non appendere foto, di non mortificare l'intonaco fresco con nastro adesivo e chiodi, ma alla fine il terrore del vuoto ha il sopravvento e così mi ritrovo alle due di notte a incollare locandine e riproduzioni di terza categoria di quadri famosi.
Penso sia una sorta di condanna la mia, e quella dei tanti che vengono dalla mia terra, così abituati sin da piccoli ad essere circondati fuori e dentro l'ambiente domestico dalla frenesìa del riempire tutti gli spazi ad ogni costo.
Si comincia quasi sempre con i ninnoli kitsch esposti nella vetrinetta stracarica dell'attempata zia, per finire poi ad acquistare senza ritegno i souvenir più improponibili durante le gite lampo.
Visto dall'esterno appare quasi un inno al folklore, ma, ahimè, non è così; è molto di più.Questa specie di bulimìa che ci porta nel corso della vita ad ingozzarci di beni di lusso (di dubbio gusto) si riflette sulla vita di tutti i giorni, in ogni singolo spaccato del nostro sociale.
Chi non si è mai risentinto perchè, a fronte del massimo impegno profuso nel raccontare un avvenimento, si è ritrovato ad essere canzonato, sfottuto, per la ridondanza e la mancanza di sintesi nel discorso? Ecco, è proprio questo che spero sia chiaro: il nostro passato barocco continua ad inficiare le nostre esistenze anche a distanza di centinaia di anni, come se fosse iscritto nel nostro DNA, una sorta di marchio di fabbrica che ci accompagna per tutta la vita. Si potrebbe scrivere un trattato di sociologia su questo argomento e, chissà forse un giorno da semplice elucubrazione post-alcolica della domenica mattina elaborerò un pensiero quasi-decente e quasi-acuto...
Buona notte, pietro alias SpacciaPensieri!
venerdì, 02 ottobre 2009
VENERDI' 02 OTTOBRE 2009, H 14.52
C'era una volta in un paese molto lontano, un popolo dalle sembianze ambigue.
Gli uomini ricordavano molto più dei capri che delle persone.
Gli "homocapri" -così erano conosciuti- erano governati dall'idolatrato Re Capro di VAL PANDANEA, forte, ricco e con strani rapporti con delle sotto-tribù dell terre del sud.
Queste sotto-tribù molto spesso erano accusate di ricorrere a metodì non convenzionali per ottenere quel che volevano.
Tra gli homocapri si diceva che quelli delle terre del sud erano assai pericolosi: disposti ad uccidere i loro nemici per il solo fatto di non allinearsi, di chiedere giustizia e lavoro nelle terre di tutti.
Ma il Re Capro non si curava di queste dicerie, di questi racconti da massaie, anzi, lui tirava dritto, convinto d'essere il migliore dei capri possibili, circondato dalla compagnia di genti assai affidabili.
Molto spesso, nella sua sterminata corte, qualche homocarpo suggeriva timidamente che, quegli strani rapporti, non erano consigliabili ad un Re, e che avrebbero potuto minare la magnificenza del suo regno.
Ma Re Capro era testardo, a volte borioso, e chi lo contraddiceva generalmente era accusato del più grave dei delitti: essere una delle spie infiltrate dal Re degli "homineslegum", infide creature che passavano le giornate tra carte, dichiarazioni e citazioni per falso.
Chi veniva bollato con quell'infame appellativo, era destinato a perire vecchio, solo e affamato.
Questo perchè gli homocapri non avrebbero mai digerito una pericolosa spia e, tanto meno, le avrebbero concesso il "privilegio" di condurre una vita decente.
Nel tempo, tanti erano caduti sotto la scure dell'infamia.
Alcuni erano morti soli, lontano dai loro posti di lavoro;
altri invece erano diventati strenui avversari del Re che, dal suo canto, permetteva loro di sbraitare e stracciarsi le vesti per un suo personale diletto, finchè questi non fossero diventati troppo pedanti.
Del resto gli homocarpi, finchè non vedevano la biada scomparire dai loro piatti non si lamentavano mai di nulla, perchè il Re aveva pensato a tutto: ogni volta che il suo popolo dubitava della bontà delle sue azioni, egli provvedeva a rincorarlo con spettacoli e giochi che si tenevano all'interno dei suoi luccicanti tre teatri.
Nel regno di VALPANDANEA tutto filò liscio fino a quando, non si sa come, si diffuse la voce -nient'altro che una dicerìa- di feste e baccanali che si consumavano tutti i dì nel castello del Re a scapito degli homocapri che continuavano a fare la fame e a tosarsi il dorso per vendere quel poco di lanugine che gli cresceva sopra, antico rimedio alla povertà.
Si diceva che frotte di cortigiane soddisfacessero le voglie del Re a tutte le ore del giorno e della notte, perchè questi aveva grande fascino oltre che straordinarie doti amatorie.
Questo fattaccio sporcò non poco la candida immagine del sovrano, sempre impegnato a farsi immortalare dai suoi ministri , come l'essere più laborioso e altruista del regno.
A poco a poco, le cortigiane si moltiplicarono, fino a diventare un vero e proprio esercito.
C'erano le capre bionde, quelle rosse e quelle brune, e tutte dicevano che il Re aveva promesso loro mari e monti, successo e ricchezza nei teatri dal lui posseduti.
Il Re, naturalmente, smentiva tutte quelle dicerìe chiamando il popolo a stringersi intorno a lui, vittima a suo dire della congiura degli homineslegum e dei loro infiltrati.
Ma, affamati e con la biada che scarseggiava, anche gli homocapri cominciarono a sospettare della buona fede del loro signore: alcuni si vedevano nelle piazze dei villaggi e congiuravano alle spalle di chi, fino a quel momento, era stato il più grande dei capri degli ultimi centocinquanta anni, persino più grande del capro che li aveva portati fuori dalla tragedia della guerra fra tutte le tribù del mondo.
Ma quelli che non si fidavano di lui continuavano comunque ad essere di gran lunga la minoranza del regno, e anzi la moltitudine dei suoi sostenitori cominciò ad imitare i costumi e gli usi del sovrano.
Nessuno aveva più lavorato da quando aveva sentito dire che il re festeggiava la vita tutti i dì, convinto che se il suo sovrano anzichè lavorare, si sollazzava tra capre e libagioni, ciò voleva dire che lo stato di salute del regno era più che ottimo
Non passò molto tempo e il Re Capro di VALPANDANEA si trovò costretto ad ammettere qualche piccola leggerezza, solo facezie, che però adombrarono la luce che per anni aveva irradiato intorno alla sua carismatica figura.
Così, ormai avanti con gli anni e con le accuse del popolo nemico che aumentavano a dismisura, il magnifico re decise che, per non compromettere almeno le sterminate ricchezze accumulate fino a quel momento col sudore della fronte (altrui!), era giunto il momento di lasciare il trono a qualcun'altro.
Ma l'impresa era tutt'altro che facile, visto lo stato delle finanze del regno, ormai esangui dopo tutta quell'euforìa.
Il sovrano sondò il terreno tra i suoi ministri, tra i suoi innumerevoli collaboratori, tra i servi, tra i cuochi, ma nessuno voleva diventare il nuovo re degli homocapri.
E questo perchè il regno era ormai destinato a perire col suo signore.
Le feste, i balli, i baccanali, le orge, si erano diffuse come un costume consuetudinario tra tutto il popolo, mentre i campi e le botteghe artigiane si erano man mano svuotate della mano d'opera.
Così non passarono molti anni e del regno degli homocapri, che per duemila anni avevano governato le terre di valpandanea, non rimasero che ruderi e macerie.
Quei pochi che ricordavano quel regno ne ridevano e si rallegravano all'idea che un'intera popolazione era stata spazzata via a causa dei suoi vizi, della sua paura di contestare il signore corrotto, della predisposizione a far prevalere la propria parte caprina su quella umana per troppo, troppo tempo.
giovedì, 01 ottobre 2009
GIOVEDI' 01 OTTOBRE 2009, H 19.24
Due anni.Esattamente questo è il periodo che intercorre tra il mio ultimo post e oggi.
A dire il vero non so quale sia il motivo che mi spinge a riprendere i miei sfoghi dopo così tanto tempo, ma credo sia giusto assecondare i propri dissidi interiori.
Non sia mai che, negando il libero flusso di pensieri, ci si ritrovi a fare i conti con qualche strana psico-patologìa.
In realtà credo di essere già affetto da qualche strano morbo, visto la distanza siderale che ormai mi separa dal mondo circostante.
Mi volto, guardo le facce slavate e tutte uguali della gente e mi convinco d'essere diverso, malato.
La mia malattìa credo sia la lucidità, la consapevolazza che la nostra sia una società malata, putrida.
La muffa che pervade ogni meandro del nostro vivere (in)civile puzza di vecchio, di mafia, di clientele.
E come se non bastasse, ci si mettono anche le mie coetanee impegnate a "velinizzarsi" nella speranza di ottenere, previo rapporto sessuale, qualche particina in uno dei mille programmi televisivi del "sultanato d'Italia".
Ricordo, da bambino, che mia madre mi raccomandava sempre di studiare, di cercare di migliorare la mia posizione sociale.
Era il sogno legittimo di una figlia del popolo.
Era il desiderio di chi, attraverso gli occhi del figlio, voleva vedere il benessere e il rispetto che le era stato negato.
Era l'afrore del riscatto, il profumo dell'arrivo alla meta.
Oggi, invece, tutto è cambiato: le madri spingono i figli verso carriere vacue, a volte irrealizzabili.
Oggi tutti i maschietti sono potenziali calciatori, mentre le femminucce s'allenano a fare le Bratz "cum magno gaudio" delle famiglie.
Sembra una sorta di ritorno al passato più fetido, quello che vedeva la figura dell'uomo forte, virile, impegnato fisicamente speculare alla donnina imbellettata, sempre pronta a soddisfare le necessità del padrone.
I pochi "malati" rimasti in circolazione vomitano imprecazioni da Bar, nulla più. Io sono uno di quelli, perchè lo stadio avanzato del mio male non permette di fare altro.
L'impegno politico?Superfluo.L'esilio volontario?Devastante.
Non rimane che attendere l'ennesimo crollo della nostra organizzazione, nient'altro.
Pietro Di Bari
lunedì, 10 settembre 2007
LUNEDI' 10 SETTEMBRE 2007, H 3.26
Abbiamo visto un film dopo l'altro, senza il minimo ritegno nei confronti dei vicini....bellissimo!!!!!
Le pellicole si sono sprecate; metri e metri, fiumi di nastro magnetico a noi assoggettato.
Una di queste, "Priscilla - La regina del deserto" c'ha fatto sognare, per quanto l'avessimo già vista....
ciao piero
P.S.- se non l'avete guardato ve lo consiglio....ciuzzzzzzzzzzzz
giovedì, 06 settembre 2007
domenica, 27 maggio 2007

ringrazio i compagni della FGCI per la gentile e inconsapevole concessione.....
venerdì, 25 maggio 2007
VENERDI' 25 MAGGIO 2007
Ho fatto un sogno.
Ho sognato di svegliarmi una mattina, guardare dalla finestra della mia camera e leggere sulla porta della bottega del fabbro (lu ferraru, tanto x intenderci) "LUTTO" (maledetto, mi facesse dormire di tanto in talto...)...
Ho sognato di una una notte tranquilla, in cui il mio coinquilino Giona non c'è, e non sento gli effetti sonori delle sue casse fino alle 6 del mattino (madò...che goduria, ora raggiungo un orgasmo)....
Ho sognato di un coinquilino 25enne saggio e serio che non si mette a fare gli skerzetti telefonici mattakkioni all' una e mezza della notte(maledetto angelo, stavo x morire d'infarto!!!).....
Ho sognato di una Silvia pacata, tranquilla che non mi chiede "cosa devo dire domani al ricevimento del prof??" alle 00.30.....
Ho sognato di "2 welfariani", Minna e Christian, un pò temperati nella loro stravaganza : l'una più energica e meno intenta a fare "ouh :(" , l'altro meno schizzato post endovena da caffetheintegratorivitaminiciguaranà e quant'altro...
Ho sognato me stesso, disteso su di una sdraio, a sorseggiare "sex on the beach" ai bordi di una piscina, niente paranoie, niente fisse; ho sognato di un piero nuovo, fresco di parto che non ammorba le palle della gente......
ECCO, APPUNTO, E' STATO SOLO UN BEL SOGNO!!!!!
P.s.-scherzo, coinquy cari vi voglio bene, e per il signore di fronte: "ma nu puei fatiare cu le porte chiuse ammenu???"